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Quelli che insegnano a stare fuori dai guai

Affari & Corruzione - Gli specialisti della legge sulla responsabilità aziendale. Con il nuovo regolamento Consob cresce il rischio per l'imprenditore. E il business dei consulenti.

Forse entro luglio, la Consob emetterà il regolamento su aggiotaggio e abuso di informazioni privilegiate introdotto dalla recente normativa sul market abuse. Per enti e società, e soprattutto per banche, sgr e sim, ciò si tradurrà in nuove responsabilità penali. Andrà cosi a ingrossarsi il business di chi, alle aziende, fornisce consulenza per prevenire guai giudiziari derivanti dalla responsabilità amministrativa. Ovvero i cosiddetti professionisti della 231. Per 231 s’intende il decreto legislativo del 2001 che ha disciplinato la materia penale delle persone giuridiche, in particolare per fatti di corruttela nei rapporti con la pubblica amministrazione. Per anni, però, sono state poche le sociétà (del resto non sono obbligate) a investire in prevenzione secondo i canoni stabiliti dalla 231.

Ma, negli ultimi tempi, le cose sembrano cambiate. La richiesta di rinvio a giudizio attesa per per le banche nell’ambito del processo Parmalat é solo l’effetto più eclatante. Secondo gli esperti di 231, in Italia sarebbero una trentina le aziende sulle quali la magistratura ha avviato procedimenti penali, e circa 300 quelle coinvolte in indagini dalle procure della Repubblica.

A preoccuparsi di più di finire sulla graticola dei giudici sono stati grandi gruppi, filiali di realtà multinazionali e in particolare società quotate. In tutto 400 – 500 soggetti. Le altre aziende, in parte a causa dei costi (si può andare da 30-40 mila a 300-400 mila euro, con picchi di oltre 1 milione) e in parte perché ritengono improbabili coinvolgimenti giudiziari nei confronti dei soci (le colpe vengono scaricate sui manager), alla 231 guardano poco. Alla domanda di prevenzione é seguita l’offerta di consulenti legali e di risk management. Tra gli avvocati, a muoversi sono stati studi come Simmons & Simmons, Lovells (con la partner Fulvia Astolfi), Nctm, Alberto Santamaria, Giorgio Calesella, Andrea Giussani di Bcg e soprattutto Bruno Assumma, ordinario di diritto penale a Napoli. Sotto il profilo della consulenza organizzativa risultano attive società specializzate in certificazione come Mega International, gestita in Italia da Antonello e Carlo Di Vittorio, e Sgs Italia, guidata da Duilio Giacomelli. La fetta più grande del business é finita tuttavia alle cosidette big four della revisione, oltre a realtà specializzate in governance come Protiviti.

Ernst & Young, per esempio, mette in campo una ventina di specialisti in 231 guidati da Massimo Delli Paoli e un’altra decina per gli aspetti legali coordintai da Raffaele Caldarone con a fianco Giacomo Mazzanti. Tra i clienti di Ernst & Young figurano Fiao, Bpu, Bpm, Vodafone, Autostrade, Alitalia, Siemens, Generali, gruppo Zurigo, Mediobanca, Gemina, Enel ed Eni. In quest’ultimo gruppo, per esempio, i lavori sono iniziati tre anni fa in Italia e ora si avviano a conclusione. In prospettiva, verranno forse estesi anche alle controllate estere.

In generale, i consulenti analizzano i rischi, identificano i punti deboli, istituiscono o correggono il sistema di controllo, formano il personale. Tutte le procedure, per risultare credibili davanti a un giudice che contesta la responsabilità aziendale, devono essere applicate e rispettate in modo chiaro e reale. Il mero adempimento burocratico non basta a evitare la condanna. Con questo intento, a Kpmg si sono cosi rivolte aziende come Adecco, Pfizer, Dhl, Albacom, Fs, Lottomatica, Carrefour, Credito emiliano e Saipem. Nel network i lavori sulla 231 sono coordinati dal consulente Stefano Fortunato, con il quale lavorano circa 70 professionisti, compresi i partner Pier-mario Barzaghi, Davide Grassano e l’associata Gabriella Chersicla, oltre agli avvocati Fabbio Egidi e Carlo Marchi per gli aspetti legali. In generale, i settori più sensibili alla 231 risultano essere energy e utilities, manufacturing, consumer, tlc e media, edilizia, trasporti e banche.

Edison, Telcom Italia e Mediaset hanno per esempio chiesto aiuto a Deloitte, dove Carlo Peschiera coordina circa 40 professionisti, tra cui Marco Zalamena, Francesco Pastore, Mariano Dal Monte Casoni e Giovanni Bragolusi, mentre agli aspetti legali pensa una decina di avvocati tra cui Antonella Alfonsi e Massimo Zamorani.

A oggi, i reati più contestati nei provvedimenti già emessi dalla magistratura contro persone giuridiche sono quelli di corruzione, tentata corruzione, malversazione, truffa aggravata, indebita percezione di erogazioni pubbliche. Per evitare che accada, Price Waterhouse Coopers (Pwc) dichiara di avere a disposizione un centinaio di addetti, sia pure non in via esclusiva sulla 231, sotto la regia di Alfonso Dell’Isola. Pwc, che tra i clienti ha Finmeccanica, per gli aspetti legali chiede sostegno a studi con competenze anche in campo penale. Lo stesso fa Protiviti, società indipendente americana guidata in Italia dai managing director Alberto Carnevale e Giacomo Galli. In questo caso gli studi legali che hanno più volte collaborato sono Mucciarelli e Accinni per il penale, Cimmino per il civile. In Protiviti, dove lavorano molti ex consulenti delle big four e che ha tra i clienti il gruppo Benetton, si occupa di 231 la senior manager Luciana Rovelli, che gestisce circa 15 consulenti. Settori come tlc, energia ed edilizia sono i più gettonati. In futuro, quando secondo una normativa europea in via di approvazione anche i reati ambientali potrebbero rientrare sotto il cappello della 231, il campo si allargherà.

Enrico Romano
e Franco Stefanoni

Il Mondo - N°29 - 22 luglio 2005, pag. 74-75

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